25 Aprile

Oggi si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la conseguente fine della Seconda Guerra Mondiale.
Un conflitto, questo, che si è portato via tanti nostri connazionali, spesso giovanissimi, la maggior parte di loro “colpevoli” del solo fatto di essere italiani, nè fascisti nè partigiani, semplici militari di leva.
Ragazzi come il fratello di mio nonno, cresciuto in una famiglia che mal sopportava Mussolini e le sue manie di grandezza (celebre la parata che il Duce fece nella nostra città, utilizzando tubi delle stufe al posto dei cannoni), e che aveva 19 anni quando, dopo l’addestramento di leva con la Divisione Julia, fu spedito a combattere sul fronte russo.
Mi ha sempre commosso pensare che questo giovane, descritto come una persona umile e generosa, non abbia mai avuto la fortuna di ritornare dai suoi cari, nè tantomeno di formare una famiglia tutta sua. Per lui non c’è mai stato un 25 aprile. Il suo corpo non ha mai ricevuto una degna sepoltura, i suoi resti giacciono chissà dove, a migliaia di chilometri da casa.
A chi dice che questo è un giorno inutile, che andrebbe cancellato e propone una serie di revisionismi di vario genere dico solo che la fine di una guerra tanto odiosa andrebbe sempre e comunque celebrata, e che se proprio non vi piace l’idea della “guerra partigiana”, pensate almeno a questi poveri ragazzi, spediti inutilmente a combattere con divise estive in condizioni ambientali proibitive (e sfido chiunque a negare, mio padre a casa conserva ancora le lettere dello zio dal fronte).
Rispettateli, sono morti per soddisfare le mire di grandezza di un uomo che non ho mai stimato, perchè non m’importa un accidente della bonifica dell’agro pontino o della costruzione di strade. Pur ripudiando la guerra con tutte le mie forze, mi rendo conto che in alcuni casi l’autodifesa sia necessaria, ma ditemi voi dov’è l’utilità di spedire dei giovani a morire sapendo benissimo di non avere nè armi nè equipaggiamenti adatti alle missioni? (Lo stesso discorso si potrebbe fare anche per la Guerra d’Africa, le testimonianze di prima mano non mi mancano). Questo per me significa un’ottusità mostruosa, oltre che un banale disprezzo per la vita umana.

PS: Questo breve sfogo l’ho scritto per un pro-zio che non ho mai conosciuto ma soprattutto per te, nonno, senza il quale non sarei la persona che sono.

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