Ore 19.10 circa… sto rientrando in auto dal lavoro, come al solito c’è traffico, inizia a piovere. Il lettore mp3 finisce su The Show Must Go On dei Queen…
E’ uno di quei momenti in cui il corpo resta immobile, ancorato al volante, ma la mente vaga…
The show must go on, ovvero lo spettacolo deve continuare… spettacolo? Sì, come la Fiorentina ieri a Torino, quello sì che è stato un vero e proprio spettacolo.
In un secondo rivedo venti anni di storia viola, quella che coincide con i miei ricordi, costellati di gioie e fin troppe amarezze: la cancellazione dal calcio di appena 6 anni fa, la rinascita come Florentia Viola, la dolorosa ripartenza dalla C2, la Champions League conquistata sul campo e tolta nei modi che tutti noi conosciamo. C’è però tanto orgoglio in ogni cuore viola, che esplode in giornate come quella di ieri, spettacolari come la prodezza di Osvaldo.
Oggi sono soddisfatta, eppure The show must go on mi fa tornare in mente due capitani coraggiosi: Manuel Rui Costa e Tomas Ujfalusi.
Il primo domenica scorsa ha dato l’addio al calcio giocato, mentre il secondo ha disputato ieri l’ultima partita con la maglia viola (andrà in Spagna, pare all’Atletico Madrid).
Mi assale la malinconia, o saudade, come direbbe Rui, fantasista portoghese dal talento puro, e mentre guardo fuori dal finestrino dell’auto verso la campagna inzuppata di pioggia, mi sembra di rivederlo correre con quello stile inconfondibile, i calzini un po’ abbassati, e portarsi il pallone a spasso per tutto il campo, in maniera quasi irritante (più per gli avversari che per noi viola, narcisi del calcio). Indiscutibile la sua classe, dentro e fuori dal terreno di gioco.
Penso ai tifosi del Benfica che lo hanno salutato domenica e mentalmente torno al 2001, al giorno del suo addio a Firenze dopo sette intense stagioni in riva all’Arno. Quel dì trovò 15.000 persone in lacrime, riunite al Franchi per tributargli un ultimo applauso, prima di ritrovarselo come avversario. Batistuta è stato un grandissimo ed ogni volta che rivedo le sue prodezze mi esalto, ma che ci posso fare, Rui era Rui, il calciatore della Fiorentina che ho amato di più.
Cosa rende un giocatore speciale? Cosa gli fa guadagnare l’affetto incondizionato dei suoi tifosi?
E’ con una stretta al cuore che penso a Tomas, il nostro UFO (*): lunghi capelli da guerriero vichingo (anche se lui viene dalla Repubblica Ceca), sguardo intimidatorio in campo ma modi gentili al di fuori.
Giocatore di grande qualità, Ufo non è tuttavia uno per il quale la gente normalmente paga il biglietto, perchè è un difensore e non si renderà mai protagonista delle prodezze di Cristiano Ronaldo, di Kakà, o di Mutu. Eppure non trovo niente di più commovente di vedere un giocatore che butta il cuore e l’anima in mezzo a quel campo. Ufo sapeva da tempo che non sarebbe rimasto, eppure è stato uno dei più continui durante tutta la stagione. Non si è mai lamentato, nonostante il buon Prandelli l’abbia spesso schierato sulla fascia, anziché nel suo naturale ruolo di centrale. Al suo posto altri avrebbero scatenato il putiferio (è capitato persino ad un signore come Del Piero) ma Ufo no, in queste quattro fantastiche stagioni da lui non è mai sortita una polemica, nè una frase fuori posto.
Tomáš Ujfaluši è stato un grandissimo professionista e il pubblico di Firenze l’ha amato proprio per questo, e continuerà a ricordarlo con affetto, se non a rimpiangerlo. So che mi farà male vederlo con un’altra maglia, così come non ho mai sopportato la vista di Rui con un’altra casacca…. ma lo spettacolo deve continuare e continuerà… io però non dimentico!
Obrigado, Rui
Buena Suerte, Tomas.
(*) L’unico Ufo con il quale mi sarebbe piaciuto avere un incontro ravvicinato del terzo, secondo o primo tipo (ops, scusate l’ormone mi è impazzito!
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