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Dio esiste….
Luglio 23, 2008se il buongiorno si vede dal mattino…
Luglio 16, 2008Alla fine è arrivato.
Vestito da deficiente, ma è lui: Ronaldo de Assís Moreira, meglio conosciuto come Ronaldinho.
Se è un fuoriclasse vero o una foca ammaestrata buona solo per gli spot (taroccati), lo vedremo nel prossimo campionato, che il brasiliano giocherà con la maglia del Milan.
Sebbene i tifosi rossoneri aspettassero l’annuncio dalla vigilia delle elezioni (quando Galliani portò in tribuna il fratello-manager di Ronaldinho), stasera si registrano inconsuete scene di esultanza.
Il mio vicino ha rispolverato la bandiera a strisce, mentre sul solito canale del nord Italia vedo i soliti opinionisti con la bava alla bocca… e siamo a metà luglio.
Che s’ha da fa’ pe’ campà.
[Fonte: Repubblica]
The show must go on
Maggio 19, 2008Ore 19.10 circa… sto rientrando in auto dal lavoro, come al solito c’è traffico, inizia a piovere. Il lettore mp3 finisce su The Show Must Go On dei Queen…
E’ uno di quei momenti in cui il corpo resta immobile, ancorato al volante, ma la mente vaga…
The show must go on, ovvero lo spettacolo deve continuare… spettacolo? Sì, come la Fiorentina ieri a Torino, quello sì che è stato un vero e proprio spettacolo.
In un secondo rivedo venti anni di storia viola, quella che coincide con i miei ricordi, costellati di gioie e fin troppe amarezze: la cancellazione dal calcio di appena 6 anni fa, la rinascita come Florentia Viola, la dolorosa ripartenza dalla C2, la Champions League conquistata sul campo e tolta nei modi che tutti noi conosciamo. C’è però tanto orgoglio in ogni cuore viola, che esplode in giornate come quella di ieri, spettacolari come la prodezza di Osvaldo.
Oggi sono soddisfatta, eppure The show must go on mi fa tornare in mente due capitani coraggiosi: Manuel Rui Costa e Tomas Ujfalusi.
Il primo domenica scorsa ha dato l’addio al calcio giocato, mentre il secondo ha disputato ieri l’ultima partita con la maglia viola (andrà in Spagna, pare all’Atletico Madrid).
Mi assale la malinconia, o saudade, come direbbe Rui, fantasista portoghese dal talento puro, e mentre guardo fuori dal finestrino dell’auto verso la campagna inzuppata di pioggia, mi sembra di rivederlo correre con quello stile inconfondibile, i calzini un po’ abbassati, e portarsi il pallone a spasso per tutto il campo, in maniera quasi irritante (più per gli avversari che per noi viola, narcisi del calcio). Indiscutibile la sua classe, dentro e fuori dal terreno di gioco.
Penso ai tifosi del Benfica che lo hanno salutato domenica e mentalmente torno al 2001, al giorno del suo addio a Firenze dopo sette intense stagioni in riva all’Arno. Quel dì trovò 15.000 persone in lacrime, riunite al Franchi per tributargli un ultimo applauso, prima di ritrovarselo come avversario. Batistuta è stato un grandissimo ed ogni volta che rivedo le sue prodezze mi esalto, ma che ci posso fare, Rui era Rui, il calciatore della Fiorentina che ho amato di più.
Cosa rende un giocatore speciale? Cosa gli fa guadagnare l’affetto incondizionato dei suoi tifosi?
E’ con una stretta al cuore che penso a Tomas, il nostro UFO (*): lunghi capelli da guerriero vichingo (anche se lui viene dalla Repubblica Ceca), sguardo intimidatorio in campo ma modi gentili al di fuori.
Giocatore di grande qualità, Ufo non è tuttavia uno per il quale la gente normalmente paga il biglietto, perchè è un difensore e non si renderà mai protagonista delle prodezze di Cristiano Ronaldo, di Kakà, o di Mutu. Eppure non trovo niente di più commovente di vedere un giocatore che butta il cuore e l’anima in mezzo a quel campo. Ufo sapeva da tempo che non sarebbe rimasto, eppure è stato uno dei più continui durante tutta la stagione. Non si è mai lamentato, nonostante il buon Prandelli l’abbia spesso schierato sulla fascia, anziché nel suo naturale ruolo di centrale. Al suo posto altri avrebbero scatenato il putiferio (è capitato persino ad un signore come Del Piero) ma Ufo no, in queste quattro fantastiche stagioni da lui non è mai sortita una polemica, nè una frase fuori posto.
Tomáš Ujfaluši è stato un grandissimo professionista e il pubblico di Firenze l’ha amato proprio per questo, e continuerà a ricordarlo con affetto, se non a rimpiangerlo. So che mi farà male vederlo con un’altra maglia, così come non ho mai sopportato la vista di Rui con un’altra casacca…. ma lo spettacolo deve continuare e continuerà… io però non dimentico!
Obrigado, Rui
Buena Suerte, Tomas.
(*) L’unico Ufo con il quale mi sarebbe piaciuto avere un incontro ravvicinato del terzo, secondo o primo tipo (ops, scusate l’ormone mi è impazzito!
)
Finalmente!!!!
Maggio 18, 2008Ekkekkavolo, dopo due anni che ci viene tolta a tavolino (+ una settimana insonne, + aver perso almeno 10 anni di vita durante la partita e sparso fiumi di lacrime dal gol di Osvaldo alla fine) adesso si può dire anzi, urlare: E’ CHAMPIONS LEAGUE (*)!!!!!!!!
(*): vabbè sono preliminari ma va bene lo stesso!!!!!
[Foto: www.fiorentina.it ("IL SITO")]
ai fratelli granata…
Maggio 13, 2008L’ultima partita ci riserva la sfida contro di voi, fratelli del Toro.
Premetto che sono della vecchia guardia, di quella che crede ancora nello storico gemellaggio tra Fiorentina (mon amour…) e Torino.
Confesso di avere sempre avuto un occhio di riguardo per le vostre sorti, il che mi ha portato a gioire domenica scorsa, quando avete raggiunto la tanto sospirata salvezza.
Detto questo, sono consapevole che nella prossima partita, pur presentandovi appagati e più rilassati, sarete come sempre un osso duro. Voi volete dare il commiato al vostro pubblico nel migliore dei modi ma noi, mannaggia, dobbiamo assolutamente vincere per riscattare la semifinale Uefa e per toglierci qualche sassolino dalla scarpa. Sarà difficile ed è giusto così: il gemellaggio è sugli spalti, in campo sarà partita vera.
Comunque vada sappiate che continuerò a considerarvi dei Fratelli di fede calcistica, anche se come succede tra fratelli a volte si litiga, altre si fa la pace. Spesso però ci si sostiene nei momenti difficili. Credo che proprio il supporto tra le due tifoserie non sia mai mancato (e di momenti bui ne abbiamo vissuti anche recentemente, noi e voi), e spero sinceramente che continui così, nonostante ci sia chi, dall’una o dall’altra parte, fa di tutto per spezzare questo sodalizio.
Non ci posso fare nulla, mi piacete. Ammiro la vostra storia e quel mitico cuore granata che vi tira fuori da situazioni impossibili. E poi siamo così simili: odiamo i gobbi, abbiamo scelto di soffrire rifiutando di idenficarci con le ricche e arroganti strisciate. Infine, diciamocelo, se esistesse un campionato della sfiga, arriveremmo entrambi sempre in zona Champions.
Vi voglio bene
orgoglio viola
Maggio 7, 2008Giusto perchè ho pensato che non ne abbiate mai abbastanza dei miei deliri calcistici, ci tengo ad evidenziare la notiziuccia di oggi: attraverso il sito ufficiale della Uefa Michel Platini ha pubblicamente elogiato “una” squadra italiana: LA FIORENTINA!
Le Roi ha sottolineato come i giocatori viola abbiano “dato prova di grande sportività e rispetto per gli avversari rendendo omaggio ai giocatori dei Rangers dopo la partita di Firenze che ha regalato la finale di Coppa UEFA agli scozzesi”.
“Sono lieto di vedere che il fair play e la sportività sono ancora presenti nel calcio professionistico. Mi auguro che il gesto della Fiorentina e dei suoi giocatori serva da esempio agli altri club, ai giovani calciatori e a tutti i tifosi”.
Non solo questa volta noi italiani non veniamo sputtanati per Catenaccio, Calciopoli o per la violenza negli stadi, ma per la prima volta forse da decenni (!?!?) un aspetto del nostro calcio viene indicato come esempio da seguire.
Ma com’è possibile che un campo, una tifoseria, storicamente “caldi” come quelli viola, siano diventati un esempio di fair play? Il risultato parte da lontano, non da parole ma da fatti concreti, grazie all’impegno della famiglia Della Valle.
Onore quindi a presidenza, ma anche a tifoseria e squadra, capaci di mettere in pratica le iniziative (V. il terzo tempo alla fine delle partite casalinghe). Perdere fa parte dello sport quanto lo è vincere, peccato che pochi l’abbiano capito.
Nulla ci restituirà la coppetta, tuttavia c’è ugualmente di che essere orgogliosi.
Amarcord
Maggio 6, 20086 maggio 1956: con cinque giornate di anticipo la Fiorentina conquista matematicamente il primo scudetto della sua storia. Non si tratta dell’unico primato: è anche la prima volta che il tricolore finisce al di fuori dell’asse Milano-Torino. Il Milan, campione uscente, è relegato a 12 punti di distanza.
Questi i nomi (tutti quanti, eh) dei magnifici Campioni d’Italia 1955-56, allenati dal mitico Fulvio Bernardini:
Giuliano Sarti (P), Riccardo Toros (P), Giampiero Bartoli (D), Sergio Cervato (D), Ardico Magnini (D), Francesco Rosetta (D), Sergio Carpanesi (C), Giuseppe Chiappella (C), Guido Gratton (C), Bruno Mazza (C), Alberto Orzan (C), Maurilio Prini (C), Aldo Scaramucci (C), Armando Segato (C), Claudio Bizzarri (A), Julinho (A), Miguel Montuori (A), Giuseppe Virgili (A).
NB: In tempi calcisticamente avari di allori, ognuno fa quello che può. C’è chi si da’ all’ippica e chi invece lucida i trofei in attesa di nuovi trionfi… Io appartengo a quest’ultima categoria di fedelissimi. Potevo quindi lasciarmi sfuggire un anniversario così importante? Mai. Dopo quello che abbiamo attraversato, dopo la C2, la Florentia Viola e le penalizzazioni, ho il sospetto di essere diventata (quasi) zen. Ci vuole ben altro per scoraggiarmi che quattro catenacciari in kilt o del solito irritante ghigno dello Zio Fester zozzonero. [Foto: Ac Fiorentina Campione d'Italia 1955-56]
stato d’animo…..
Maggio 2, 2008ekkek@x…..
Maggio 2, 2008Non posso nasconderlo, l’amarezza è tanta… meglio perciò allegare un articolo scritto da qualcuno che in questo momento è più lucido di me e del quale condivido l’opinione:
Niente finale per Prandelli & Co ma la squadra è da applausi
FIRENZE - Una squadra da applausi con le lacrime agli occhi. Un gruppo che esce dall’Europa quando la finale era a un passo. Un grido di gioia, poi una fitta allo stomaco, quindi una botta di delusione e la fine della storia: la breve cronaca di un finale di sospiri e rigori spinge la Fiorentina fuori dai giochi, nonostante una partita giocata con intensità e testardaggine per provare a mettere ko i Rangers e il loro calcio vintage, fatto di barricate, di attesa e di ripartenze in contropiede. Già. Niente finale per Prandelli e i suoi, ultima speranza italiana nel calcio del Regno Unito padrone. Bel gioco, tanta voglia di palla a terra, equilibri sul campo, velocità e carattere: questa la Fiorentina, la squadra che ha giocato di più in questa stagione (53 partite) e sempre al di là di ogni previsione, con un quarto posto ancora da difendere e una finale Uefa persa dal dischetto. Bravi. Comunque.
I giocatori e, soprattutto, Prandelli, allenatore che ha costruito qualcosa di importante mettendo insieme passione e senso pratico, saggezza e voglia di spettacolo. Un monte ingaggi che è un terzo di quello delle grandi (30 milioni contro i 90 e passa delle big), una rosa piena di giovani, alcuni pronti per il calcio che conta, altri ancora da svezzare. Una squadra in divenire, quindi. Un progetto. L’addio di Toni (l’altro grande escluso dalla finale col suo Bayern), non ha demoralizzato nessuno.
Il tecnico sapeva che non sarebbe stata la stessa cosa: “Faremo sicuramente qualcosa in meno della passata stagione”, aveva detto a settembre. Ma la verità è che dentro lo spogliatoio è esplosa la bomba dell’orgoglio. Due stagioni con numeri da Champions (la prima persa per via di calciopoli e l’altra per la conseguente penalizzazione) hanno spinto la Fiorentina oltre se stessa, sempre a testa bassa nel gioco delle emozioni forti. La voglia di Eurora era troppa per pensare di snobbare una Coppa che non sarà chissà cosa ma è sempre un trofeo da alzare al cielo, l’unico, a livello internazionale, accessibile anche a chi non incassa centinaia di milioni di euro da tv e sponsor.
E’ per questo che tutti ci credevano, che Prandelli, per provare ad arrivare a Manchester, aveva rimesso le mani su una squadra che, non essendo certo piena zeppa di riserve all’altezza, doveva provare ad arrivare in fondo con l’adrenalina e l’esperienza. Ad Eindhoven, con una prova di forza, la Fiorentina aveva capito di essere diventata abbastanza grande per cercare la grande occasione, la quinta finale europea della sua storia. Tanti buoni giocatori, una stella chiamata Mutu, un portiere di grandissimo livello (Frey) e giovani che magari stelle lo diventeranno presto. Il tutto dentro uno spogliatoio compatto che nel giro di tre anni è diventato un blocco unico, professionale e al tempo stesso felice del suo calcio. Prandelli di questo gruppo conosce anche i difetti. Sono dati statistici che girano nel suo laptop.
La Fiorentina è la squadra che segna meno rispetto al volume di occasioni offensive create. Mutu a volte non basta. Pazzini vede poco la porta. Vieri (che sta pensando se lasciare il calcio o se firmare col Napoli) ha poca benzina a disposizione. Per questo la Fiorentina cercherà di prendere un centravanti, magari Gilardino. Ma intanto c’è una zona Champions da difendere coi denti. Con 120 minuti nelle gambe e un grande rimpianto nel cuore la Fiorentina volerà a Cagliari per cercare di far punti tenendo un orecchio al derby di San Siro. Sì, la delusione è forte. Eppure questa Fiorentina, questa squadra intrusa (così ama definirla il tecnico) tra le grandi, ultima a uscire di scena tra le italiane in Europa, alla fine merita solo gli applausi, quelli che il suo stadio le ha regalato tra le lacrime di una notte andata a male.
[Fonte: articolo di Benedetto Ferrara ( Repubblica - Edizione on-line, 2 maggio 2008)]
Psv Eindhoven-Acf Fiorentina 0-2
Aprile 12, 2008Ho ancora brividi… noi tifosi viola non siamo abituati a notti europee di questo tenore.
Grazie a tutti i ragazzi per la splendida prestazione di stasera, soprattutto al “mago” Adrian Mutu per aver estratto dal cilindro due goal da cineteca.
Non me ne voglia tuttavia nessuno, ma se siamo in semifinale di Coppa Uefa lo dobbiamo soprattutto a questo grande uomo: Cesare Prandelli da Orzinuovi (Brescia).










